#UEverofalso - L’Europa non fa nulla per i giovani. Sarà vero?
 

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#UEverofalso - L’Europa non fa nulla per i giovani. Sarà vero?

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La pubblicazione di fake news sull'Unione europea non è certo una novità, ma da quando spendiamo tanto tempo sui social media sembra quasi diventato uno sport. L'obiettivo è sempre lo stesso: far credere alla gente che tutto il male viene da Bruxelles. L'UE ci impone il formaggio senza latte, tassa l'aria condizionata e ci vieta persino lo spaghetto alle vongole! Dove si andrà a finire? Credere a queste cose non è un problema solo per noi grigi eurocrati o per gli addetti ai lavori, ma diventa un problema per tanti cittadini che così si privano delle opportunità offerte dall'Europa. Per questo, la Rappresentanza in Italia della Commissione europea ha deciso di fare un po' di chiarezza. Pubblicando dati, fatti e informazioni che vi permetteranno di capire cosa è fake e cosa no.

 

Seguite #UEverofalso e i nostri account "europainitalia" sui social!

 

Beatrice Covassi, Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea

 

L’Europa non fa nulla per i giovani. Sarà vero?

I giovani non trovano lavoro e l’Europa non fa niente.

Falso. L’Unione europea si impegna costantemente per garantire ai giovani un percorso che agevoli il loro accesso al mercato del lavoro, attraverso strumenti come garanzia giovani, oppure quadri di riferimento comuni per gli Stati membri, concepiti per assicurare standard di qualità per stage o mobilità per i giovani in apprendistato, grazie all’iniziativa chiamata Alleanza europea per gli Apprendistati.

Che cos’è Garanzia Giovani?

Garanzia giovani è un sistema che mira a garantire una transizione agevole dalla scuola al lavoro, a sostenere l'integrazione nel mercato del lavoro e a fare in modo che nessun giovane sia escluso. Approvata nel 2013, Garanzia Giovani è un impegno che gli Stati membri dell'UE hanno assunto per garantire che tutti i giovani di età inferiore ai 25 anni possano ottenere un'offerta qualitativamente valida di: impiego, formazione permanente, apprendistato o tirocinio entro quattro mesi dalla fine degli studi o dall'inizio del periodo di disoccupazione. In termini pratici, ogni Stato membro è tenuto a istituire e attuare il sistema di garanzia per i giovani coinvolgendo datori di lavoro, servizi per l'impiego, istituti d'istruzione e formazione e servizi di sostegno ai giovani. In Italia, ad esempio, sono stati predisposti portali elettronici integrati che permettono agli utenti di iscriversi direttamente online e di collegarsi ad un registro nazionale in cui possono verificare in modo automatico e con maggiore facilità la conformità ai requisiti e la trasmissione delle offerte.

Si tratta solo di un altro sistema per sfruttare il lavoro gratis dei giovani.

Falso. A tre anni di distanza dall'avvio della garanzia per i giovani, nell'UE si contano 1,4 milioni di giovani disoccupati in meno. La garanzia per i giovani è diventata una realtà in tutta l'UE e ha contribuito a migliorare la vita di milioni di giovani europei. Dal gennaio 2014 ben 16 milioni di giovani in Europa hanno aderito ai sistemi di garanzia per i giovani, mentre 10 milioni di giovani europei si sono avvalsi di una proposta, per lo più di lavoro. Quasi due terzi dei giovani che sono usciti dalla garanzia per i giovani nel 2015 in Europa avevano trovato una possibilità di lavoro, studio, apprendistato o tirocinio. L'iniziativa ha fornito un sostegno diretto a oltre 1,6 milioni di giovani di tutta l'Unione europea.

Lo schema europeo di Garanzia Giovani si basa sulle esperienze positive di Austria e Finlandia. Il sistema finlandese ha permesso di ridurre la disoccupazione giovanile e di offrire all'83,5% dei giovani partecipanti un posto di lavoro, un tirocinio, un apprendistato o un ulteriore corso di studi entro tre mesi dall'iscrizione al programma.

Con ERASMUS+ l’Europa spinge i nostri giovani a lasciare il Paese.

Vero, in parte. Nei suoi primi 30 anni il programma UE Erasmus ha permesso a più di tre milioni di europei di svolgere parte dei loro studi presso un'istituzione in un diverso Paese europeo da quello di provenienza. Un’opportunità per i giovani per conoscere culture e lingue diverse e potersi così muovere in un mercato del lavoro sempre più internazionale. Nel 2014 Erasmus è diventato Erasmus+ e riguarda anche la formazione lavorativa e lo sport. Si rivolge quindi a studenti, tirocinanti, apprendisti, professionisti, giovani imprenditori, insegnanti, volontari, sportivi. Erasmus+ non è solo un programma volto a favorire scambi culturali tra popoli europei; permette anche di sviluppare nuove competenze permettendo così ai giovani di trovare un lavoro più adeguato al proprio livello di studi e più velocemente.

L’Europa non forma i giovani alla solidarietà.

Falso. Lanciato a dicembre 2016, il Corpo europeo di solidarietà è la nuova iniziativa dell'Unione europea che offre ai giovani opportunità di lavoro o di volontariato, nel proprio Paese o nel resto dell'UE, nell'ambito di progetti destinati ad aiutare comunità o popolazioni in Europa.

Possono aderire i giovani dai 17 ai 30 anni, ma è necessario averne 18 per poter iniziare un progetto.  Le attività del Corpo europeo di solidarietà riguardano progetti relativi, ad esempio, alla prevenzione delle catastrofi naturali o alla ricostruzione a seguito di una calamità, all'assistenza nei centri per richiedenti asilo o a problematiche sociali di vario tipo nelle comunità.

In Italia il Corpo europeo di solidarietà è intervenuto a Norcia per aiutare a riparare i danni e ripristinare i servizi sociali per le comunità locali colpite dai gravi terremoti. I volontari hanno collaborato con i giovani e gli anziani di Norcia, organizzando seminari, attività all'aperto e manifestazioni culturali. 

Cos’è il Servizio Volontario Europeo?

Il Servizio Volontario Europeo (SVE) offre ai giovani tra i 17 e i 30 anni l’opportunità di svolgere un’attività di volontariato in un Paese UE o extra-UE per un periodo che va da 2 a 12 mesi, impegnati come “volontari europei” in progetti locali in vari settori o aree di intervento: cultura, gioventù, sport, assistenza sociale, patrimonio culturale, arte, tempo libero, protezione civile, ambiente, sviluppo cooperativo. Lo SVE costituisce un’esperienza di apprendimento interculturale in un contesto non formale e promuove l’integrazione sociale e la partecipazione attiva dei volontari coinvolti.

 

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