Nonostante la crisi gli Europei continuano a sostenere gli aiuti allo sviluppo dei paesi terzi
 

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Nonostante la crisi gli Europei continuano a sostenere gli aiuti allo sviluppo dei paesi terzi

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aiuti ai paesi terziCirca il 90% degli europei continua a considerare importanti gli aiuti a favore dei paesi in via di sviluppo e il 72% ritiene persino che vadano assunti ulteriori impegni. È questo il principale risultato che si evince dal sondaggio Eurobarometro n. 318 intitolato "L'aiuto allo sviluppo in tempi di difficoltà economiche", che dimostra come la crisi in corso non abbia intaccato lo spirito di solidarietà degli Europei nei confronti del resto del mondo.

n vista della quarta edizione delle "Giornate europee dello sviluppo", che si terranno a Stoccolma dal 22 al 24 ottobre, la Commissione ha condotto un sondaggio a livello comunitario allo scopo di valutare se la crisi abbia influenzato il sostegno pubblico alla cooperazione allo sviluppo nei paesi europei.

"Questo sondaggio dimostra chiaramente che i cittadini si aspettano che i loro governi e la Commissione dell'UE scavino a fondo per trovare finanziamenti a favore dello sviluppo", sostiene il commissario europeo per lo sviluppo e gliaiuti umanitari, Karel De Gucht. "Anche nel contesto della crisi economica, invito di nuovo gli Stati membri dell'UE a mantenere il loro impegno ad aumentare l'aiuto allo sviluppo fino a 69 milioni di euro entro il 2010, per conseguire il traguardo a medio termine degli obiettivi di sviluppo del millennio".

Il sondaggio

Lo Speciale Eurobarometro n. 318 dal titolo "L'aiuto allo sviluppo in tempi di difficoltà economiche" è stato condotto nei mesi di maggio e giugno 2009. Si tratta della più recente di una serie di indagini volte a misurare la consapevolezza degli europei circa le questioni dello sviluppo a partire dal 2004.

La relazione espone i risultati dell'indagine sia a livello dell'intera UE, sia paese per paese. Da questi risultati si evince che la cooperazione allo sviluppo rende l'Unione europea più coesa. Perché gli aiuti siano efficaci devono aumentare la coerenza e il consenso tra gli Stati membri. I sondaggi europei mostrano che dal 2004 si stanno riducendo le differenze interne all'Unione, specialmente tra i paesi che hanno aderito all'UE a partire da quell'anno e gli altri Stati membri.

Sono forniti dati sul livello di istruzione, sull'età e sulla posizione socioeconomica degli interpellati. Laddove opportuno vengono stabiliti confronti con i risultati di studi precedenti.

 

I principali risultati

Una vasta maggioranza dei cittadini europei (il 61%) ritiene che l'Europa possa contribuire positivamente alla discussione sullo sviluppo globale. "Gli europei capiscono sempre meglio perché lo sviluppo sia importante e chiedono che i mezzi d'informazione nazionali dedichino più spazio alle questioni dello sviluppo", afferma Margot Wallström, vicepresidente della Commissione e commissario responsabile delle relazioni istituzionali e della strategia di comunicazione.

È interessante notare che la crisi economica non viene considerata una sfida cruciale per i paesi in via di sviluppo: per un europeo su due, la difficoltà principale per tali paesi è la povertà, che supera la crisi economica e alimentare (35%). Sembra che gli europei comprendano che, al di là del declino economico, la povertà costituisce il problema strutturale fondamentale.

 

Altri risultati interessanti:

-       due europei su tre citano motivazioni di interesse personale per fornire gli aiuti (64%), in particolare il commercio, il terrorismo, la migrazione e le relazioni politiche con i paesi terzi;

-       non si registra una mancanza d'interesse: il 42% degli europei chiede anzi che i mezzi d'informazione dedichino maggiore spazio alle questioni relative allo sviluppo;

-       il 74% degli europei non ha mai sentito parlare degli obiettivi di sviluppo del millennio: questa percentuale è inferiore a quella del 2007 (80%).

 

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